Quando la paura diventa trauma: nelle strutture profonde del cervello alcuni fattori di rischio

La paura modifica profondamente il nostro cervello. Alcuni soggetti sono però più sensibili a questa emozione e, soprattutto, ai suoi effetti a lungo termine. Uno studio della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma ha scoperto e analizzato questa popolazione con sintomi di paura spontanei.

La paura è un'emozione fondamentale per la protezione dell’individuo che si manifesta quando viene percepito o ipotizzato un pericolo, suscitando risposte comportamentali che permettono all'organismo di evitare o ridurre il danno. Questo processo deve però andare di pari passo con un altro meccanismo che interviene rimuovendo i ricordi di paura quando il pericolo è cessato: il processo di estinzione.

Uno studio, pubblicato dalla rivista scientifica Cell Reports e condotto su modelli sperimentali presso la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, ha scoperto che esistono cause preesistenti e indipendenti dall’esperienza di paura che incrementano la possibilità di sviluppare compromissioni del processo di estinzione favorendo comportamenti disadattivi a seguito di un evento di paura. come nel disturbo post traumatico da stress.

La paura è, infatti, in grado di causare modifiche profonde a livello cerebrale, in particolare a carico dei neuroni piramidali dell’amigdala e delle regioni prelimbiche e infralimbiche della corteccia prefrontale, lasciando una traccia duratura e, in alcuni casi, permanente. Queste modificazioni spiegano, ad esempio, perché lo stress dei primi anni di vita aumenta il rischio di traumatizzazione da adulti.

Fatta questa premessa, l’analisi dei ricercatori si è rivolta ai soggetti predisposti, circa il 6% dei campioni analizzati, che presentavano queste modifiche dell’attività cerebrale solitamente riferite alla paura senza però aver mai avuto esperienza di un evento traumatico. Questa popolazione era quindi predisposta a sviluppare psicopatologie correlate ad un evento di paura.    

“In particolare” spiega la dott.ssa Daniela Laricchiuta, ricercatrice presso la Fondazione Santa Lucia IRCCS e l’Università degli Studi di Perugia “Abbiamo analizzato la resilienza o la suscettibilità alla paura in un modello sperimentale murino andando a fenotipizzare, ossia ad osservare i comportamenti, separando i topi più resilienti alla paura da quelli più suscettibili. Sorprendentemente, ma totalmente in linea con gli studi sull'uomo, i topi suscettibili alla paura rappresentano solo una piccolissima percentuale (6%) dell'intera popolazione.

All’analisi fenotipica è seguita l’analisi dell’attività del cervello che ha permesso di correlare i fenotipi con l’attività neuronale specifica, studiando i neuroni piramidali della neocorteccia e dell’amigdala. Con questa analisi, che ha incluso studi sulla morfologia e sull’attività dei neuroni e sull’RNA estratto dalle cellule, il gruppo di ricerca ha dimostrato che le alterazioni cortico-amigdaloidee rappresentano un fattore di rischio che predispone gli individui a una risposta di paura disadattiva di fronte al trauma.

"La scoperta di questi pattern neuronali predisponenti ad una mancata estinzione delle memorie di paura” conclude la dott.ssa Laricchiuta “non indica che il disturbo associato alla paura ha una struttura immodificabile e deterministica, anzi scoprire i suoi punti deboli ci permetterà di usarli come cavallo di troia per entrare nella vera natura della condizione patologica e, potenzialmente, per sviluppare nuove terapie vantaggiose.

Saranno necessari lavori futuri per far luce sull'origine epigenetica della predisposizione a non estinguere le memorie di paura. Vorremmo infine sottolineare che l'estinzione delle memorie di paura indotta dall'attivazione optogenetica, tecnica che ci ha permesso di attivare i neuroni piramidali infralimbici in topi suscettibili alla paura e di ripristinare la loro capacità di estinguere, indica comunque la natura plastica di questa condizione, fornendo un razionale per potenziali interventi clinici futuri.”