Afasia: studio prova l’efficacia del protocollo domiciliare per il trattamento dell’anomia sviluppato dal Santa Lucia IRCCS

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Aphasiology ha validato l’efficacia del protocollo “Repetita”, basato su un app dotata di un sistema di riconoscimento vocale avanzato, per la riabilitazione dell’anomia: una comune forma di afasia che impedisce al paziente di associare l’oggetto alla parola.

Ritrovare le parole quando sembrano “bloccate” è una delle sfide più frequenti dopo un danno cerebrale ma ora la riabilitazione ha uno strumento in più. Uno studio pubblicato sulla rivista Aphasiology ha validato il protocollo “Repetita”, un app progettata per personalizzare e portare al domicilio del paziente la riabilitazione dell’anomia, ossia quella forma di afasia che impedisce al paziente di associare ciò che vede alla parola corrispondente e che quindi impedisce il linguaggio.

La riabilitazione dell’anomia richiede esercizi costanti e molto ripetitivi attraverso i quali il cervello riassocia l’oggetto alla parola e alla corretta pronuncia. Questo lavoro di ricongiunzione deve essere fatto per ogni singola parola perduta dal paziente e per questo è fondamentale la personalizzazione del campo semantico riabilitato: un meccanico dovrà reimparare un vocabolario differente rispetto a quello di un giornalista o di un pensionato.

Il team di ricerca del Santa Lucia IRCCS di Roma che ha sviluppato Repetita, guidato dal dott. Gian Daniele Zannino, logopedista e ricercatore, è partito da questa necessità del paziente di esercitarsi con costanza e personalizzazione. L’équipe ha sviluppato un motore vocale abilitato da intelligenza artificiale per riconoscere la corretta pronuncia della parola da parte del paziente e ha creato un ambiente virtuale che permette al logopedista di scegliere insieme al paziente le parole da riapprendere e le immagini ad esse correlate, valutando da remoto i progressi.

I risultati di questo protocollo, confermati dallo studio, hanno riportato un incremento significativo della capacità del paziente di produrre spontaneamente le parole. Tutti i pazienti osservati sono migliorati e, a livello di gruppo, l’incremento delle risposte corrette è passato dal 7% prima del training al 41% al termine del training. È importante notare che alcuni pazienti, all’inizio del protocollo, avevano punteggi pari a 0% di risposte corrette quindi non riuscivano ad associare nessuna delle immagini e degli oggetti presentati dall’app alla parola corretta.

“Repetita colma un vuoto.” spiega il dott. Zannino: “Le terapie in presenza con il logopedista non possono essere, per ovvie ragioni di tempo e di costi per il paziente, quotidiane e più volte al giorno come i protocolli per l’anomia richiederebbero. Grazie alla tecnologia il logopedista può delegare l’esercitazione in sé, che deve essere lenta, costante e ripetitiva, e può valutare i progressi e suggerire modifiche nelle modalità di allenamento, valorizzando la formazione del professionista”.

Il protocollo Repetita è basato su cicli di apprendimento di 50 parole per ciclo. Il sistema è in grado di presentare al paziente con maggiore frequenza le parole sulle quali ha maggiori difficoltà e a considerare come apprese quelle sulle quali, al contrario, non sono state riscontrate incertezze. Al termine del ciclo, il paziente e il logopedista possono scegliere ulteriori parole, immagini diverse per le stesse parole o altre personalizzazioni che si rivelino necessarie per massimizzare i risultati.

Un ultimo aspetto importante che ha rilevato lo studio pubblicato da Aphasiology è l’adesione del paziente al protocollo: la maggioranza delle persone che sono state coinvolte hanno infatti seguito correttamente il programma di allenamento previsto dal logopedista o lo hanno addirittura superato. Questo aspetto è dovuto sia alla semplicità di erogazione sia all’effetto che i primi progressi del paziente hanno sulla percezione dell’utilità della terapia.