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La società, che ha sede a Roma, ha per oggetto l'esercizio e la promozione di attività sportive per portatori di handicap, l'organizzazione di manifestazioni, tornei e di tutto ciò che in genere incrementi la pratica e lo sport per gli handicappati, con le modalità e le finalità stabilite dalla FISD (Federazione Italiana Sport Disabili), a cui la società è affiliata. Sono attualmente cento gli atleti disabili motori iscritti. Quale espressione agonistica dello sport praticato come terapia riabilitativa degli handicappati motori (paraplegici, poliomielitici e amputati) dell'Istituto S.Lucia, il gruppo Sportivo ha iniziato ad operare nel 1960 ed ha partecipato e partecipa tuttora ai campionati italiani, a tornei e gare nazionali ed internazionali dei vari sport (tiro con l'arco, scherma, atletica leggera, nuoto, tennis tavolo, basket).<
Storia
del Gruppo Sportivo Santa Lucia
L'inizio ufficiale
dell'attività del Gruppo Sportivo Santa Lucia può essere certamente legato al 1960.
E' l'anno in cui a Roma si disputano le Olimpiadi di Berruti, dei duecento metri fatti
tutti d'un fiato da cinquanta milioni d'italiani. Ma è anche l'anno in cui si svolgono le
prime Olimpiadi per
paraplegici. L'attività sportiva nel Centro romano inizia praticamente in
quell'estate, quando ancora la denominazione Santa Lucia era lontana e all'entrata
capeggiava la scritta "L'Oasi", ma per inquadrarla storicamente è necessario
fare un piccolo passo indietro. La prima esperienza di sport per handicappati risale al
1948, quando in Gran Bretagna, e più precisamente al Centro di Stoke Mandeville, Sir Ludwig Guttmann introduce il tiro con
l'arco come attività sportiva per paraplegici. Ed è più o meno nello stesso periodo che
in Italia, presso il Centro Paraplegici di Ostia, iniziano le prime esperienze del
settore. A dirigere il movimento c'è il dottore Antonio
Maglio (un nome che, poi vedremo, diventerà ricorrente) primo, in Italia, a ritenere
che l'attività sportiva possa diventare il supporto ideale per un adeguato recupero del
disabile. Ed è a lui che si devono i giochi olimpici romani.
Torniamo nel 1960. All'Oasi, per iniziare, vengono inserite attività sportive, tra quelle riabilitative praticate da disabili motori (paraplegici, etc.). Tra coloro che decidono di provare, vengono selezionati quelli che saranno poi destinati alle competizioni. Fino al 1974, in pratica, non esiste un organismo nazionale. Chi partecipa a gare all'estero (soltanto fuori dei nostri confini si gareggia), lo fa di iniziativa propria. Per la maggior parte, si tratta di invalidi di guerra, che fanno capo proprio al centro romano, oppure all'INAIL di Ostia, diretto appunto dall'ormai famoso prof. Maglio. Le competizioni sono già di buon livello e, col passare degli anni, assumono sempre più un carattere internazionale. Parliamo dei giochi di Stoke Mandeville, dei Campionati Europei di Vienna e delle Olimpiadi che, dopo l'appuntamento romano del 1960, assumono la normale cadenza quadriennale. Lo sviluppo dello sport disabili e la storia del Santa Lucia, è il caso di sottolinearlo, sono strettamente legati fino a sovrapporsi e a confondersi. E' nel 1974 che nasce finalmente la prima associazione nazionale di sport per handicappati. Assume la sigla ANSPI (Associazione Nazionale Sport Paraplegici Italiani), ed è praticamente "sponsorizzata" dal Centro di Riabilitazione S.Lucia che, proprio in quel periodo, comincia ad allargarsi e a fornire tesserati agli altri clubs italiani.Nel 1978 si disputano i primi campionati su scala nazionale ai quali, come gruppo sportivo, partecipa la squadra del Santa Lucia. Ed è proprio durante quest'anno che giunge al centro il prof. Maglio, che diventa prima Direttore Tecnico del Gruppo Sportivo e, in seguito, primario di Divisione. Nel 1980 l'ANSPI diviene FISHa, l'anno successivo viene riconosciuta Federazione aderente al CONI e nel 1987 è, a tutti gli effetti, Federazione dell'ente sportivo nazionale. Ed è la FISHa che nel 1990, con la fusione con AICS e USSI, forma l'attuale Federazione Italiana Sport Disabili (FISD).
In oltre trent'anni di attività, non sono mancati gli allori. Possiamo anzi dire che la Santa Lucia vanta il miglior palmares italiano. Quattordici titoli nazionali, una coppa Vergauwen nel 1988, una Coppa dei Campioni nell 1998 per il basket (primo successo di un club italiano all'estero), campionati di tiro con l'arco vinti in successione, stesso dicasi per la scherma e il tennis-tavolo, mentre per il nuoto, venuta a mancare la piscina nel 1980, l'attività è andata progressivamente scemando dopo un inizio trionfale, ma che ora con l'apertura della piscina è di nuovo in risalita vantando due record nazionali. Per l'atletica leggera ora l'attività è in diminuzione anche se ha riservato parecchie soddisfazioni nei primi anni di attività.
Non mancano personaggi di grosso spessore tecnico, che iniziano la loro attività agonistica presso il club capitolino. Atleti del Santa Lucia partecipano infatti a tutte le maggiori competizioni internazionali, ai giochi olimpici di Tokio nel 1964, fino ad arrivare ai giorni nostri. Lina Franzese, una ragazza amputata ad entrambe le braccia, alle Olimpiadi canadesi di Toronto conquista tre ori nella corsa. Giova ricordare che, a quell'edizione, partecipano oltre millecinquecento atleti di tutto il mondo. Lina è l'unica portatrice di un handicap così grave che, è bene ricordarlo, in una disciplina come quella della velocità, è particolarmente svantaggioso. Eppure non si perde d'animo e per la Nazionale sono tre medaglie pregiate targate Santa Lucia. L'allenatore della Franzese è il prof. Antonio Vernole che le imposta il ritmo passo dopo passo e sulle varie distanze. E proprio Vernole diventerà un personaggio fondamentale per lo sport per disabili italiano visto che, anni dopo, assumerà la carica di presidente della FISD. Una nota particolare merita Duccio Piras, per anni tecnico al Santa Lucia, che passa poi in seno alla Federazione, dove crea un funzionale settore arbitrale nel basket in carrozzina.
Ma prima ancora di Lina Franzese, altri atleti conquistano records in tutto il mondo sempre con i colori del Santa Lucia. E' il caso di Giovanni Pische, diventato in seguito primo presidente dell'ANSPI. Ed è Gianni Minà, in un suo articolo sul Corriere dello Sport dell'agosto del '73, ad interessarsi, attraverso Pische, di questo settore all'epoca ancora lontano dalle pagine dei quotidiani. Ma meritano una menzione Roberto Sica, numerose volte recordman nel nuoto; Roberto Valori, ragazzo focomelico, che inizia proprio nel Centro di via Ardeatina una carriera sportiva che lo porterà a record e successi in tutto il mondo; Pierino Scarsella, schermitore tra i più medagliati; Carlo Iannucci, giocatore di basket, che Minà, in quell'articolo, già ventiquattro anni fa definisce "...speranza dello sport per portatori di handicap".
Successi, medaglie e records. Ma anche promozione dello sport. Parecchi ragazzi, iniziano la loro vita agonistica presso il sodalizio, tornano nei luoghi di residenza e creano altre società sportive, che sono ora protagoniste nel settore dello sport per disabili. Un contributo di stimolo e di incentivo, quindi, assolutamente indispensabile.
Ma Santa Lucia è anche ricerca. In collaborazione con la federazione, vengono infatti svolti studi su atleti della società. E impianti. Attualmente il Centro vanta una serie di strutture sportive ormai indispensabili per allenamenti e competizioni. E' il caso dell'impianto di tiro con l'arco, ritenuto da esperti della specialità uno dei migliori campi da tiro di Roma; della palestra per il basket da poco ristrutturata, che ha ospitato anche formazioni cestistiche in piedi; della pista di atletica, della piscina, ultima arrivata in ordine di tempo.
Trent'anni di storia, trent'anni di successi. Un gruppo sportivo che ha promosso lo sport per disabili in tutta Italia, che ha posto in essere le premesse per uno sviluppo della terapia sportiva applicata all'handicap.
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